Un approfondimento sui redditi dichiarati dai tassisti italiani e su come questi si confrontano con le spese effettive.
Se sei un tassista, i dati ci dicono che in media guadagni meno di €1.300 lordi al mese, praticamente poco più di quanto guadagna un neolaureato in stage e meno di quanto ti può servire per vivere decentemente nella maggior parte delle città italiane.
Ma allora è davvero così? Davvero i tassisti guadagnano così poco? Facendo due conti, in realtà, i numeri sembrano non tornare.
Quanto guadagnano i tassisti?
Partiamo subito con un dato che potrebbe sorprendervi: secondo il Ministero delle Finanze, nel 2022 i tassisti italiani hanno dichiarato in media 15.500 euro lordi all’anno, che praticamente si traducono in circa 1.300 euro lordi al mese.
Già qui, molti di voi staranno storcendo il naso, soprattutto considerando che il 2022 è stato l’anno del boom del turismo post-lockdown e post pandemia, boom che, chiaramente, ha influito in modo positivo sull’aumento della domanda di trasporto pubblico e quindi anche dei taxi.
Questo non sembra però aver fatto chissà quale differenza perché, se è vero che i guadagni sono scesi nel 2020 a causa proprio della pandemia, questi sono risaliti solo fino a questa fatidica cifra media di €1.300 lordi al mese, che però conti alla mano non sembra proprio stare in piedi.
Se guardiamo infatti ai dati di questa inchiesta fatta da Wired Italia sul tema dei taxi scopriamo che questi guadagni non sono molto compatibili con i costi che i tassisti sostengono.
Costi che riguardano:
- la licenza, che può costare dai 73.000 ai 150.000 euro, a seconda della città.
- l’auto, che spesso dev’essere ibrida o elettrica per accedere senza problemi a tutte le strade della città e che quindi può costare tra i 35.000 ai 65.000 euro, senza contare la manutenzione, la benzina, il tagliando, l’assicurazione e tutte le altre spese accessorie che noi tutti che abbiamo una macchina ben conosciamo.
Pensate che, se questi numeri fossero effettivamente così, un tassista che guadagni veramente 1.300 euro lordi al mese, per ripagarsi la licenza praticamente dovrebbe andare avanti a pane e acqua per decenni e non avere alcun costo per la propria vita quotidiana, che capite bene che è assurdo.
Insomma, stando ai redditi dichiarati, un tassista farebbe una grande fatica a portare avanti la sua attività, ammesso però che quelli dichiarati siano effettivamente i guadagni che chi lavora nella categoria guadagna.
Questa è un’enorme supposizione, visto per esempio ciò che ha riportato Roberto Red Sox, tassista diventato famoso su Twitter proprio per la trasparenza con cui comunicava i suoi incassi, che mediamente si assestavano sui €400-500 al giorno, che capite bene essere ben di più dei €1.300 al mese.
Il problema più grande: ci sono pochi taxi
Il tema dei guadagni dei tassisti però non è l’unico problema rispetto alla questione dei taxi in Italia. Forse il problema più grande di tutti è che in Italia, semplicemente, ci sono troppi pochi taxi.
Anche qui partiamo dai numeri, che in questo caso ha raccolto Wired Italia nella sua inchiesta.
Roma è la città con il maggior numero di taxi, con 7.838, seguita da Milano con 4.855 e Napoli con 2.364. In realtà questi numeri da soli ci dicono poco, e ad una prima occhiata potrebbe sembrare che i taxi non siano proprio così pochi. Ma se li rapportiamo alla popolazione di queste città, otteniamo 36 taxi ogni 10mila abitanti a Milano, 28 a Roma e 26 a Napoli.
E paragonando questi numeri ad altre città europee, beh qui il divario lo vediamo bene e rappresenta perfettamente il problema che molti di noi hanno toccato con mano cercando un taxi e non trovandolo.
Pensate che Londra ha un numero di taxi per abitante triplo rispetto a Milano e quadruplo rispetto a Roma, e tra le grandi città europee solo Berlino ha numeri di taxi per abitante simile, ma nella capitale tedesca c’è anche Uber e ben 9 linee della metropolitana. Insomma, non proprio la stessa situazione, no?
Una domanda che potrebbe sorgere spontanea allora è: “Ma perché in Italia ci sono così pochi taxi?”
La risposta in realtà è semplice: le licenze per i taxi non vengono rilasciate da decenni. Per farvi un esempio, sempre secondo quanto riportato da Wired, a Genova non ci sono nuove licenze dal 1980, a Livorno addirittura dal 1977. A Roma e Milano l’ultimo aumento di licenze risale a 20 anni fa.
Insomma, nulla di nuovo da parecchi decenni, per un problema che per capire quanto è capillare basta guardare le code fuori dalle stazioni dei treni e degli aeroporti…
E qui la ragione è piuttosto semplice, per quanto frustrante: è ormai noto il peso politico e la pressione che la lobby dei tassisti è in grado di esercitare sui partiti, sul parlamento e sul governo per mantenere questo status quo, visto che, ovviamente, limitare l’emissione di nuove licenze porta enormi benefici a chi queste licenze le ha già, nonostante il servizio ai cittadini sia tutt’altro che ottimale.
Nel tempo, questa resistenza al cambiamento da parte della lobby dei taxi si è manifestata in modo particolarmente evidente, e questo anche quando si è parlato di introdurre in Italia servizi concorrenti come Uber. Le proteste, in diverse città italiane, sono state numerose, e talvolta han portato anche ad episodi di violenza.
Quali sono le soluzioni a questi problemi?
Secondo molti esperti, una soluzione dovrebbe passare da una vera liberalizzazione del mercato, che in soldoni significherebbe:
- da una parte una vera e propria apertura, senza se e senza ma, alle forme di noleggio con conducente, come Uber e simili, che non dovrebbero essere ostacolate come lo sono oggi ma che dovrebbero essere in grado di convivere con il sistema taxi presente in Italia
- dall’altra una riforma della gestione delle licenze, prevedendo abbastanza per garantire un livello di servizio adeguato a quello che è, di fatto, un servizio pubblico.
Certo, una mossa del genere non sarebbe senza conseguenze. La lobby dei tassisti si opporrebbe sicuramente con forza, come ha già fatto in passato. Ma d’altra parte, continuare con l’attuale sistema sembra insostenibile, sia per i cittadini che per l’economia nel suo complesso.
In ogni caso, al di là dell’efficacia di queste possibili soluzioni, la certezza è che la situazione attuale non fa bene a nessuno. I cittadini si ritrovano con un servizio insufficiente e spesso costoso, mentre i tassisti stessi, almeno sulla carta, faticano a far quadrare i conti, anche se su questo punto forse i dati non dicono tutta la verità…
