Un’analisi delle dinamiche economiche e delle conseguenze per le famiglie italiane.
Negli ultimi 20 anni, il costo della vita in Italia è aumentato notevolmente, ma gli stipendi reali non sono cresciuti in modo sufficiente per tenere il passo con l’aumento dei prezzi. Ma come mai? E qual è il problema alla base di tutto questo?
Aumento del Costo della Vita in Italia
Questo è un tema super attuale che sta facendo discutere molto, e per buone ragioni da un certo punto di vista, anche se purtroppo c’è poco di cui sorridere. Ma partiamo subito con il primo dato: secondo l’Eurostat, negli ultimi 20 anni il costo della vita in Italia è aumentato del 47%. Sì, avete capito bene, quasi il 50%! Cioè, per farvi capire, se prendessimo una macchina del tempo e tornassimo al 2005, con 100 euro riusciremmo a riempire il nostro carrello della spesa. Ecco, oggi per comprare gli stessi identici prodotti, oggi in media si dovrebbero spendere ben 147 euro. E il problema è che questo aumento vale un po’ per tutto, dall’affitto alle bollette, ma anche ai vestiti e ai servizi.
Il Problema degli Stipendi
Il vero problema non è tanto l’aumento dei prezzi in sé, visto che lo sappiamo che un po’ di inflazione è normale nelle economie che funzionano correttamente. Il vero problema qui è che all’aumento generalizzato dei prezzi non è seguito un proporzionale aumento degli stipendi.
Se guardiamo ai salari reali, infatti, ovvero quelli che tengono conto dell’inflazione, scopriamo che l’Italia è uno dei paesi peggio posizionati tra quelli del G7.
Facendo un confronto rapido e prendendo come riferimento il periodo dal 1999 al 2022, scopriamo infatti che:
- In Francia, i salari reali sono cresciuti del 22%;
- In Germania, del 16%;
- Negli USA, addirittura del 31%;
- Mentre in Italia nello stesso periodo sono scesi dello 0,8%
Capite bene che questo è un grande problema, visto che, mentre in tutti gli altri paesi i salari sono cresciuti più dell’inflazione, in Italia stiamo addirittura andando all’indietro.
Le Conseguenze per le Famiglie e non solo
Ma cosa significa concretamente questa situazione per le famiglie italiane? Beh, le conseguenze sono piuttosto evidenti e, purtroppo, non piacevoli.
Secondo un sondaggio di Eurostat, infatti, il 64% delle famiglie italiane, praticamente 2 su 3, dichiarano di far fatica ad arrivare a fine mese. Numero che non solo è già di per sé altissimo, ma è pure decisamente più alto rispetto alla media europea, che è “solo” del 45%.
E non solo questo, perché secondo l’Osservatorio Findomestic, il 68% degli italiani ha rimandato acquisti e spese importanti in vista di tempi migliori. Stiamo parlando di cose come l’acquisto di una casa, il cambio dell’auto, o persino le spese per l’istruzione dei figli. Insomma, molti italiani stanno stringendo la cinghia, e non poco.
Questo ha un impatto enorme non solo sulla qualità della vita delle persone, ma anche sull’economia nel suo complesso.
Pensate a tutti quei settori che dipendono dai consumi delle famiglie: dall’edilizia all’automotive, dal turismo alla ristorazione. Se le famiglie non spendono, questi settori soffrono c’è poco da fare, e con loro soffre l’intera economia.
Se è vero che tutto questo è guardare il bicchiere mezzo vuoto, ci sono anche alcuni spiragli positivi dai dati più recenti, che per certi versi ci fanno vedere un bicchiere magari non mezzo pieno, ma sicuramente con qualcosa al suo interno. Se guardiamo al primo trimestre del 2024, infatti, in Italia la disoccupazione è scesa al 6,8%, in diminuzione sia rispetto all’anno precedente che al periodo pre-covid. E non solo, visto che anche l’occupazione è in crescita, raggiungendo il tasso record del 62% a maggio 2024. Certo, siamo ancora sotto la media OCSE del 70%, ma almeno stiamo andando nella direzione giusta!
E c’è una buona notizia anche per quanto riguarda l’occupazione femminile, che in Italia ha raggiunto il 53,2%. Anche qui, siamo sotto la media OCSE del 63%, ma comunque in netto miglioramento negli ultimi anni. Questo è particolarmente importante perché l’aumento dell’occupazione femminile non solo promuove l’uguaglianza di genere, ma è anche un potente motore di crescita economica.
La Produttività e il Dilemma del Sistema Economico Italiano
Ma come è possibile che ci siano tutti questi bei dati sull’occupazione che cresce se poi gli stipendi stanno fermi?
Beh per rispondere a questa domanda dobbiamo entrare nel cuore del problema del sistema economico italiano: la produttività.
Il nostro sistema economico è composto in larga parte da microimprese con meno di 10 dipendenti, che sono poco propense all’innovazione e alla digitalizzazione. E queste aziende, pur essendo la spina dorsale della nostra economia per certi versi, spesso faticano a investire in tecnologia e formazione.
E questo nella pratica implica che producono meno valore aggiunto per singola ora lavorata rispetto alle grandi aziende o alle piccole imprese di altri paesi. E se producono meno valore, hanno meno margini per aumentare gli stipendi ed è quindi qui che si chiude il cerchio che spiega il perché dei dati sugli stipendi di cui parlavamo prima.
Al netto della situazione attuale, cosa ci dicono le previsioni sul futuro? C’è aria di miglioramento oppure no?
Diciamo bene, ma non benissimo. Sempre l’OCSE, infatti, ci dice che i salari nominali cresceranno del 2,7% nel 2024 e del 2,5% nel 2025. Considerando l’inflazione prevista (1,1% nel 2024 e 2% nel 2025), la crescita reale degli stipendi sarà circa dell’1,6% nel 2024 e dello 0,5% nel 2025.
Insomma, una crescita c’è, ma è molto limitata. Certo, visti gli scorsi 20 anni in cui l’inflazione è cresciuta più dei salari, è almeno un punto di partenza, anche se pure qui a vedere il bicchiere mezzo pieno si fa una certa fatica.
Insomma, la situazione italiana è complessa e per certi versi paradossale: da un lato vediamo segnali positivi sul fronte dell’occupazione, dall’altro assistiamo a una stagnazione dei salari che, combinata con l’aumento del costo della vita, sta mettendo in difficoltà molte famiglie.
È chiaro che serve un cambiamento, e serve ora. Perché, se è vero che l’occupazione cresce, è altrettanto vero che un lavoro deve permettere di vivere dignitosamente, non solo di sopravvivere. Abbiamo bisogno di un’economia che non solo crei posti di lavoro, ma che crei buoni posti di lavoro, ben pagati e in grado di sostenere il costo della vita.
Il cambiamento non sarà facile e richiederà lo sforzo congiunto di governo, imprese e lavoratori. Ma è un cambiamento necessario se vogliamo costruire un futuro economico giusto per tutti gli italiani.
