Come guadagnano i Content Creators e gli influencer?

Approfondiamo l’apertura della partita IVA e i principali costi associati a questo percorso professionale in crescita.

Negli ultimi anni, i social network come Facebook, Instagram e YouTube sono passati dall’essere semplici piattaforme per connettersi con amici a veri e propri strumenti di marketing. Con la crescita esponenziale di utenti su queste piattaforme, molte aziende hanno iniziato a vedere gli influencer o i content creators come un canale promozionale potente, capace di dare visibilità ai propri prodotti e servizi.

Queste figure, che a prima vista potrebbero sembrare amatoriali, in realtà hanno un vero e proprio lavoro imprenditoriale, soggetto a norme fiscali ben precise. Per chi intende seguire questa strada, è importante comprendere le diverse modalità di guadagno e le implicazioni fiscali, in modo da poter operare in piena legalità.

Le fonti di reddito di un influencer

Gli influencer possono guadagnare in diversi modi, e le loro fonti di reddito principali includono: sponsorizzazioni, affiliazioni, vendita di merchandising e creazione di contenuti. Le sponsorizzazioni sono forse la fonte di reddito più conosciuta. Ogni post pubblicitario deve essere chiaramente etichettato con l’hashtag #adv, ma questa non è l’unica via di guadagno. Molti influencer utilizzano i cosiddetti link affiliati, che permettono di guadagnare una percentuale sulle vendite generate dai clic dei loro follower. Inoltre, alcuni vendono prodotti esclusivi o offrono servizi creativi, come la scrittura di articoli o la produzione di video.

Una parte degli influencer collabora con agenzie specializzate che si occupano di gestire i loro ingaggi e rapporti con i clienti. Nonostante questa collaborazione, la maggior parte degli influencer rimane freelance, il che li obbliga ad aprire una partita IVA. La normativa in materia è ancora in evoluzione, dato che il lavoro dell’influencer è piuttosto recente e il quadro fiscale presenta alcune zone d’ombra. Proprio per questo, è consigliabile rivolgersi a consulenti fiscali per evitare problemi legali e ottimizzare la gestione delle imposte.

Come si apre una partita IVA da influencer?

L’apertura della partita IVA è il primo passo per regolarizzare i propri guadagni come influencer o content creator. La partita IVA è un codice identificativo che consente di emettere fatture e pagare le tasse in modo regolare. Per aprirla, è necessario scegliere il codice ATECO appropriato, che classifica l’attività svolta. Per esempio, un influencer che sponsorizza abiti potrebbe optare per il codice ATECO 73.11.02, relativo alla conduzione di campagne di marketing.

In secondo luogo, bisogna scegliere il regime fiscale adatto. Gli influencer che prevedono di fatturare cifre superiori ai 100.000 euro annuali devono scegliere il regime ordinario, con una tassazione progressiva tra il 23% e il 43%. In alternativa, chi guadagna meno di 100.000 euro all’anno può optare per il regime forfettario, con una tassazione al 5% per i primi cinque anni e al 15% dal sesto anno in poi.

Oltre all’apertura della partita IVA, è necessario iscriversi alla Camera di Commercio e alla gestione commercianti dell’INPS per versare i contributi previdenziali. Infine, va presentata la pratica SCIA al Comune, che certifica l’inizio attività. Questi passaggi valgono anche per chi crea contenuti su piattaforme come YouTube, dove i guadagni derivano dalle visualizzazioni dei video.

I costi legati all’apertura e gestione della partita IVA

Aprire una partita IVA è gratuito, ma ci sono costi aggiuntivi da considerare. Prima di tutto, bisogna pagare l’imposta di bollo (17,50 euro), i diritti di segreteria (18 euro) e l’iscrizione alla Camera di Commercio (tra 53 e 120 euro). A questi si aggiungono il costo del certificato SCIA, che varia a seconda del Comune, e quello per l’apertura di una PEC (posta elettronica certificata).

Esistono poi costi fissi per la gestione della partita IVA, come il compenso per il commercialista e i contributi INPS, che ammontano a circa 4.515 euro all’anno, da pagare in quattro rate. A questo si somma il contributo camerale annuale di 53 euro. Infine, le tasse sul reddito variano in base al regime fiscale scelto e al reddito imponibile, che nel caso del regime forfettario è pari al 78% del fatturato. Ciò significa che, se un influencer fattura 100 euro, imposte e contributi verranno calcolati solo sui 78 euro che compongono quello che in termine tecnico viene chiamato reddito imponibile. 

Per chi è agli inizi, esiste la possibilità di non aprire la partita IVA se l’attività è occasionale e non organizzata in modo continuativo. In questo caso, si può emettere una ricevuta con ritenuta d’acconto del 20%, che rappresenta un anticipo sulle tasse. Tuttavia, superata la soglia dei 5.000 euro di guadagni annui, sarà necessario iscriversi alla gestione separata INPS e versare i contributi previdenziali. Aprire la partita IVA, quindi, diventa obbligatorio se l’attività è continuativa e organizzata, o se si praticano attività come il marketing affiliato, che richiedono una presenza costante online.

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