Come è possibile che un impero che spaziava dai succhi di frutta Del Monte ai bond della Cirio si sia sgretolato fino a lasciare migliaia di risparmiatori con un pugno di mosche?
Tra la fine degli anni Novanta e i primi Duemila, il nome di Sergio Cragnotti rappresentava potere, ambizione e successo. Dal calcio alla finanza, passando per l’agroalimentare, il suo impero sembrava inarrestabile. Ma dietro quella crescita si nascondeva uno dei più grandi scandali finanziari italiani.
L’ascesa di Sergio Cragnotti e la Lazio dei sogni
Siamo tra anni Novanta e i primi Duemila e c’è un nome che fa tremare un po’ tutti: banche, società, azionisti, persino i presidenti e i tifosi delle principali squadre di calcio della Serie A. Questo nome è Sergio Cragnotti. Un finanziere romano che aveva fatto fortuna in Brasile e che sembrava avere una disponibilità economica impareggiabile. Nelle cronache nazionali è noto per essere il proprietario e presidente della Lazio, una delle tante società da lui acquisite e controllate nel corso degli anni Novanta. La rileva nel 1992 per 38 miliardi di lire e nella prima sessione di calciomercato sborsa quasi il doppio: 60 miliardi. In quegli anni passarono per la Lazio campioni e talenti che ogni amante del calcio ricorda con nostalgia e romanticismo: Gascoigne, Signori, Crespo, Mihajlovic, Nedved… ci vorrebbe un video a parte solo per citarli tutti. E sotto la guida dell’allenatore Sven-Goran Eriksson arrivarono anche tanti trofei: due Coppe Italia, due Supercoppe italiane, una Coppa delle Coppe, una Supercoppa Uefa e soprattutto lo storico Scudetto del 1999-2000. Basti pensare che uno come Alex Ferguson arrivò ad ammettere che nel 1999 la Lazio era la migliore squadra al mondo, dopo che i biancocelesti avevano sconfitto il suo Manchester United in finale di Supercoppa Europea. Se si guardano le maglie iconiche della Lazio di quegli anni si trova spesso un nome: Cirio. Non è un fantasista argentino ma lo sponsor che ha accompagnato i biancocelesti nel loro periodo d’oro. Non a caso: tra le tante società controllate da Cragnotti c’era proprio il gruppo Cirio, il colosso delle conserve e delle passate di pomodoro. Nel 1997 il 90% della Lazio passa alla Cirio, di cui Cragnotti tramite la sua holding è a sua volta azionista unico. Quella che da fuori sembrava una favola di successo sportivo e imprenditoriale nascondeva però pericolosi intrecci finanziari. Mentre i tifosi festeggiavano i trofei, molti risparmiatori che avevano investito nelle operazioni di Cragnotti aspettavano solo una cosa: rivedere i propri soldi.
Dalla finanza internazionale all’impero agroalimentare
La favola finisce nel 2003, quando Sergio Cragnotti viene indagato dalla Procura di Roma per bancarotta fraudolenta. La Lazio non c’entra direttamente: il problema è la Cirio, che Cragnotti aveva trasformato in un gruppo finanziario estremamente complesso, pieno di società veicolo, scatole vuote e partecipazioni incrociate. Un puzzle difficile da ricostruire anche per gli inquirenti, dietro il quale si nascondeva un segreto enorme: un debito di oltre mille miliardi di euro. Per capire come si arrivò a questo punto bisogna tornare indietro. Nel 1991 Cragnotti era già un nome noto nella finanza italiana: aveva fatto fortuna in Brasile come uomo di fiducia del gruppo Ferruzzi, guidato da Raul Gardini. Insieme avevano scalato i vertici della Montedison e poi della Enimont, ma nel 1991 Cragnotti uscì dall’operazione con una liquidazione da circa 80 miliardi di lire. Con questo capitale fondò la Cragnotti & Partners Capital Investments, la sua holding finanziaria, e iniziò una stagione di acquisizioni in tutto il mondo nel settore agroalimentare e dei detergenti. Comprò la Lazio, ma soprattutto investì massicciamente nell’agroalimentare: acquistò il 75% della Centrale del Latte di Roma, rilevò altre centrali italiane, acquisì la Polenghi e creò la Eurolat, poi venduta alla Parmalat di Calisto Tanzi. Anche il marchio Del Monte entrò nella sua orbita attraverso la Del Monte Royal Foods. Tuttavia, il nome destinato a segnare la sua parabola fu Cirio. Negli anni Ottanta esisteva una società pubblica chiamata Cirio-Bertolli-De Rica, poi venduta alla finanziaria FISVI. Le quote passarono quindi alla Sagrit, una società controllata dalla FISVI e dallo stesso Cragnotti. Nel 1994 Cragnotti acquistò tutte le quote della Sagrit per circa 450 miliardi di lire e divenne di fatto proprietario della Cirio e della De Rica. La Sagrit venne ribattezzata Cirio Holding e nacque così il nuovo gruppo Cirio di Cragnotti: un colosso industriale ma anche finanziario, formato da una rete di società, holding e partecipazioni con cui venivano realizzate operazioni complesse e spesso poco trasparenti.
Il crollo dei Cirio Bond e lo scandalo finanziario
All’interno di questo universo societario c’erano cinque società particolarmente importanti: Cirio Finanziaria, Cirio Finance Luxembourg, Cirio Holding Luxembourg, Del Monte Finance Luxembourg e Cirio Del Monte NV. Erano società finanziarie create per emettere obbligazioni, i cosiddetti Cirio Bond, collocati sul mercato tra il 2000 e il 2002. Il gruppo aveva infatti accumulato debiti enormi: si era espanso rapidamente in molti settori e gli investimenti richiedevano capitali che spesso venivano finanziati con prestiti a breve termine. Per sostenere questi debiti furono emessi sette prestiti obbligazionari in due anni, fino a raggiungere oltre 2.000 miliardi di lire di debito, circa 1,1 miliardi di euro. I primi bond furono emessi nel 2000 dalla Cirio Finance Luxembourg per 300 milioni di euro. Nel 2001 seguirono altre emissioni: 175 milioni dalla Cirio Finanziaria, 275 milioni dalla Cirio Holding Luxembourg, 200 milioni dalla Del Monte Finance Luxembourg e altri 175 milioni dalla Cirio Del Monte NV, spesso per pagare le cedole dei bond precedenti. Un meccanismo che ricordava sempre più un cane che si morde la coda. Nel novembre 2002 il sistema si rompe: la Cirio Finance Luxembourg dichiara di non poter restituire 150 milioni di euro di obbligazioni. Viene dichiarato il default e si teme un effetto domino sulle altre società del gruppo. I risparmiatori che avevano acquistato i Cirio Bond si trovano così con titoli ormai senza valore. Nel 2003 la Cirio Finanziaria entra in liquidazione e il gruppo viene dichiarato insolvente. Lo scandalo coinvolge anche alcune banche che avevano venduto i bond ai clienti privati senza un vero rating ufficiale. Il banchiere Cesare Geronzi verrà condannato per concorso in bancarotta per la vendita di questi titoli. Cragnotti è costretto a lasciare tutte le sue attività, compresa la Lazio, che passerà a Claudio Lotito. Nel 2011 viene riconosciuto come principale responsabile della vicenda, anche se negli anni successivi le sentenze verranno ridimensionate. La sua resta una parabola fulminea: da simbolo del successo imprenditoriale e delle vittorie della Lazio a protagonista di uno dei più grandi scandali finanziari italiani, tra società veicolo, debiti nascosti e migliaia di risparmiatori che videro svanire i propri soldi.
Cosa Insegna questa Storia?
- Diffidare delle strutture finanziarie troppo complesse
Il gruppo Cirio era costruito su una rete di società, holding e veicoli finanziari sparsi in diversi paesi. Quando un’azienda ha una struttura troppo complicata, spesso diventa difficile capire dove siano davvero i debiti e i rischi. Per un investitore, la complessità è quasi sempre un campanello d’allarme.
- Non confondere successo mediatico con solidità finanziaria
Cragnotti appariva come un imprenditore di enorme successo: comprava aziende, investiva nello sport, vinceva trofei con la Lazio. Ma il prestigio pubblico non significa automaticamente che un gruppo sia finanziariamente sano. La reputazione può nascondere fragilità nei conti.
- L’importanza della trasparenza nei mercati finanziari
Il caso Cirio sollevò molte polemiche sul ruolo delle banche e sul modo in cui i titoli venivano venduti ai clienti. Da vicende come questa sono nate negli anni successivi regole più severe sulla tutela degli investitori.
