Investire è diverso da fare trading: approcci e come si guadagna

Investire e fare trading non sono sinonimi. Al contrario, presentano profonde differenze per quanto riguarda tempi, approccio e osservazione del mercato.

Sono spesso usati come sinonimi, ma per molti aspetti non potrebbero essere più diversi. “Attribuire il nome di ‘investitore’ a chi fa trading è come definire ‘romantico’ chi cambia partner ogni notte”: la citazione, attribuita a Warren Buffett, racconta quanto i due approcci siano distanti. In comune hanno l’acquisizione di asset finanziari con l’obiettivo di trarre un profitto. Ma le similitudini si fermano qui.

I tempi: la prima differenza tra investire e fare trading

La prima differenza riguarda i tempi. Il trading si esaurisce nel breve termine (a volte nel giro di ore o giorni), mentre l’investimento guarda a un orizzonte medio-lungo. Si tratta di una differenza ancor più pronunciata di quel che potrebbe apparire, perché è il perimetro che definisce due approcci completamente diversi.

Due approcci opposti

Aprire e chiudere posizioni nel breve termine, come fa un trader, vuol dire giocare sulle oscillazioni di mercato in cui il prezzo degli asset si muove o verso il basso o verso l’alto. Il trading punta a prevedere queste oscillazioni, puntando a ottenere – tramite diverse operazioni – un profitto maggiore rispetto a quello che presume di ottenere mantenendo a lungo la stessa posizione.

L’investitore, invece, acquista un asset con la prospettiva di conservarlo nel tempo, confidando su un suo rialzo. Questo non vuole dire restare immobile: un investitore può (anzi, dovrebbe) rimodulare la propria posizione a seconda dello scenario finanziario. Ma non lo farà mai con la frequenza di un trader. Farlo potrebbe essere persino rischioso: farsi influenzare dalle oscillazioni di mercato – magari per panico o eccesso di ottimismo – potrebbe pregiudicare gli obiettivi d’investimento di lungo periodo. 

Rialzi e ribassi, quando guadagnano il trader e l’investitore

Il trading gioca sulle oscillazioni di prezzo, indipendentemente dalla loro direzione. In altre parole: può guadagnare sia che il prezzo salga sia che il prezzo scenda. Nel primo caso, il trader, prevedendo un apprezzamento, adotta una posizione “long” (ovvero compra un asset e poi lo rivende). Invece, nel secondo caso, ovvero quando il trader prevede un calo e vende prima di acquistare, scommettendo sul ribasso dell’azione comprata, si dice che adotta una posizione “short”.

Questa distinzione non esiste nel caso degli investimenti: un investitore trae vantaggio solo quando gli asset acquisiti si apprezzano nel tempo.  

Un’osservazione del mercato differente 

Sia nel trading che negli investimenti, è importante essere aggiornati sullo scenario finanziario. Nel caso del trading, però, i fattori che possono muovere un asset, determinando una perdita o un guadagno, sono molti di più: report, notizie, indiscrezioni. Anche l’approccio all’analisi dei dati è diverso. Oltre all’analisi fondamentale (che si focalizza sullo stato di salute e sulle prospettive di un’azienda) nel trading è importante l’analisi tecnica, che si concentra sullo stato corrente e le potenzialità del titolo.

Meglio investire o fare trading?

Come quasi sempre nel mondo finanziario, non può esserci una risposta puntuale, perché non c’è una soluzione adatta a tutti. È necessario individuare, prima di tutto, i propri obiettivi, sia in termini di profitto che di tempi. In parallelo, è necessario capire quante risorse si hanno a disposizione e qual è la propria propensione al rischio.

Il rischio non è mai pari a zero: anche chi investe nel lungo periodo accetta (in base agli asset acquisiti) un possibile calo dei prezzi. Ma il trading tende a essere un’attività più rischiosa.

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