Dal fallimento di Lehman Brothers ai mutui subprime: cos’è successo davvero e perché quella crisi ha cambiato il sistema finanziario globale.
La crisi del 2008 non è stata un evento improvviso, ma il risultato di anni di squilibri, eccessi e scelte rischiose. Il fallimento di Lehman Brothers è solo il punto di rottura di un sistema che aveva iniziato a scricchiolare molto prima. Capire cosa è successo davvero significa capire anche come funzionano (e possono rompersi) i mercati finanziari.
Dalla bolla immobiliare al collasso di Lehman Brothers
È il 15 settembre 2008 quando la banca di investimento statunitense Lehman Brothers dichiara improvvisamente il fallimento. Ha debiti per oltre 600 miliardi. Subito si parla di catastrofe perché la Lehman Brothers è la quarta banca più grande del paese, con un’esposizione finanziaria estesa in tutto il mondo. Ed è solo l’inizio. Per alcuni quella del 2008 è la crisi finanziaria per eccellenza, sicuramente la più grave degli ultimi 100 anni con perdite stimate per banche e varie istituzioni finanziarie sui 4 mila miliardi di dollari e milioni di licenziamenti in tutto il mondo. Ma come si è arrivati a tanto? Era già da qualche mese che alla Lehman Brothers si respirava una brutta aria. La banca registrava 3 miliardi di perdite di trimestre in trimestre e nell’ultimo anno aveva visto crollare il titolo in borsa del 73%, tanto che erano state avviate più di una trattativa per la vendita ad altre banche, tra cui Barclays e persino la Korea Development Bank. Il problema principale della Lehman Brothers è la crisi di liquidità: non ha più soldi per ripagare gli investitori. Ma com’è possibile che una delle più importanti banche al mondo si sia trovata praticamente a mani vuote? La risposta va trovata nel portafoglio della banca, cioè nei suoi titoli, asset e investimenti. Negli anni che precedettero la crisi del 2008, Lehman Brothers, insieme a molte altre banche, aveva investito massicciamente nel mercato immobiliare, tornato in forte espansione dopo la crisi del 2001 grazie al taglio dei tassi di interesse deciso dalla Federal Reserve. Tassi più bassi significavano mutui più accessibili, più compravendite e un aumento costante dei prezzi delle case. Si generò così una vera e propria bolla speculativa, in cui tutti sembravano guadagnare… finché il sistema non collassò.
Mutui subprime e titoli “tossici”: il cuore della crisi
La Lehman Brothers però era una banca d’investimento e non erogava mutui. Ma i suoi dirigenti avevano escogitato lo stesso un modo per assicurarsi una fetta della torta: acquistare i mutui dalle banche che li avevano emessi per poi riconvertirli in complessi strumenti finanziari da rivendere sul mercato sotto forma di derivati. Molti investitori, privati e istituzionali, comprarono questi titoli perché li ritenevano redditizi e soprattutto sicuri perché erano finanziati dalle rate dei mutui. Soltanto in pochi però avevano capito cosa si nascondesse davvero dietro questi titoli e quanto fossero in realtà rischiosi. E qui entrano in gioco i famosi mutui subprime. Un po’ per la generale deregolamentazione voluta dall’amministrazione Bush, un po’ per la loro eccessiva disponibilità finanziaria, le banche si trovarono quasi costrette a concedere prestiti e mutui, anche a chi non disponeva dei requisiti minimi patrimoniali e di reddito. Persone, cioè, con minori garanzie di solvibilità. Questi particolari mutui, i subprime, erano caratterizzati da rate iniziali molto basse e accessibili, ma che aumentavano vertiginosamente negli anni. Molti dei titoli derivati emessi dalla Lehman Brothers erano finanziati proprio da questi mutui subprime ad alto rischio d’insolvenza. Ma gli investitori non lo sapevano anzi andavano tranquilli perché questi titoli ricevevano spesso un ottimo rating. Ma cosa sarebbe successo se milioni di americani di colpo non fossero stati più in grado di sostenere le tasse del mutuo? È quello che si verificò a partire dal 2006. L’economia americana stava andando troppo bene e i prezzi, compresi quelli delle case, continuavano ad aumentare. Per evitare fenomeni inflazionistici e per rallentare la crescita dei prezzi, la Federal Reserve decise di aumentare i tassi di interesse. I mutui divennero meno accessibili e la domanda sul mercato immobiliare diminuì causando una svalutazione dei valori degli immobili. Chi invece un mutuo lo aveva già si trovò a dover pagare rate maggiorate. Non fu soltanto un dramma per migliaia di famiglie americane: fu una vera doccia gelida anche per colossi come Lehman Brothers, che avevano riempito il mercato finanziario di titoli garantiti da quei mutui. Quando quella garanzia venne meno, quei titoli divennero improvvisamente “tossici”. La loro quotazione crollò in pochi istanti: ciò che fino a poco tempo prima era considerato un investimento sicuro, ora non valeva praticamente più nulla. Ed era un grosso problema perché questi titoli erano pressoché ovunque: negli hedge fund, nei fondi pensione e nei portafogli di banche di tutto il mondo. Tutte quelle istituzioni finanziarie che avevano venduto titoli e obbligazioni garantiti da mutui subprime si trovarono in una posizione di forte indebitamento verso i loro investitori.
Effetto domino, salvataggi e conseguenze globali
La prima banca a entrare in crisi fu Bear Stearns, travolta da problemi di liquidità e da miliardi di titoli tossici. Per evitarne il fallimento, intervennero JPMorgan e la Federal Reserve, che ne facilitarono l’acquisizione a un prezzo simbolico, molto inferiore al valore di mercato dell’anno precedente.
Con Lehman Brothers, però, la storia fu diversa: non venne salvata e nel settembre 2008 fallì, anche a causa di una sottovalutazione della crisi da parte del management e del ritiro degli acquirenti all’ultimo momento. Il fallimento causò oltre 20.000 licenziamenti e divenne il simbolo della crisi finanziaria globale.
Per evitare un collasso totale, la Federal Reserve intervenne su altri fronti, salvando AIG con 150 miliardi di dollari e avviando il piano TARP da 700 miliardi, con cui lo Stato acquistò titoli tossici per sostenere le banche. La crisi si diffuse anche in Europa, portando a interventi pubblici e politiche di austerità. Alla base di tutto vi furono tassi bassi, bolla immobiliare e deregolamentazione, aggravati da scarsa educazione finanziaria e strumenti complessi venduti come sicuri.
Probabilmente se oggi aprire un mutuo è così doloroso lo dobbiamo anche a questi errori. E forse dopotutto è meglio così.
